MONDIALI 2010, ARGENTINA: ROSA, QUOTE, NEWS, ULTIMISSIME, RISULTATI
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La vera incognita di questi mondiali sarà l'Argentina: Maradona rischia grosso con una squadra che sulla carta fa davvero paura, ma che ha raggiunto faticosamente la qualificazione ai Mondiali sudafricani. In caso di fallimento, la panchina dell'ex Pibe de Oro è destinata a saltare inevitabilmente. Eppure, sempre sulla carta, l'Argentina possiede dei giocatori di qualità che poche altre nazionali possono vantare. Poco invidiabile la situazione di Maradona: a rischio esonero ma con la possibilità di diventare un eroe nazionale anche per i meriti non solo nel terreno di gioco (quelli sono indiscutibili), ma anche nell'area tecnica. Le potenzialità ci sono tutte, come sostengono anche i bookmakers che danno l'Argentina tra le nazionali favorite per la conquista del titolo. E Maradona non ha dubbi: "Ho con me 23 belve, disposte a lasciare il cuore in campo, e con l'aiuto di Dio faremo un gran mondiale. Questa nazionale merita la finale". Tra i convocati di Diego Armando Maradona c'è quel giocatore incredibile che risponde al nome di Lionel Andrés Messi, ma ci sono anche attaccanti stellari (Milito, Higuain, Tevez, il genero di Maradona Sergio "Kun" Aguero e l'esperto Martin Palermo), un centrocampo solido (con il veterano Veròn accanto a Maxi Rodriguez e Mascherano) e una difesa rocciosa (con la coppia centrale Samuel-Burdisso). A sorpresa, però, mancano Javier Zanetti e Cambiasso, giocatori d'indiscussa esperienza che avrebbero davvero fatto comodo alla causa della Selección.
LE ULTIMISSIME:
Messi: "Sto male, abbiamo deluso" «Abbiamo deluso le aspettative che gli argentini avevano nella loro Selecion», ha scritto Lionel Messi per il blog di una delle società con le quali ha un contratto pubblicitario. «Mi sento realmente male. Non abbiamo giocato bene contro la Germania e dobbiamo ricominciare daccapo», ha aggiunto ringraziando tutti i tifosi che lo hanno sostenuto. Il blog, in spagnolo, riferisce l'agenzia argentina Dyn, viene tradotto anche in cinese per un'altra azienda con cui il giocatore ha un contratto. In Cina Messi giocherà un'amichevole in agosto, ma con la squadra del Barcellona.
Verón senior attacca Maradona: "Non capisco perché abbia convocato Juan Sebastian" Non bastava la stampa argentina ad attaccare il (quasi) dimissionario Maradona: da oggi, Diego ha un nemico in più. Si tratta di Juan Ramón Verón, ex gloria dell'Argentina, padre di Juan Sebastian, esperto centrocampista convocato da Maradona. Verón padre è duro con Maradona: "Non capisco perché abbia convocato mio figlio, e perché lui è andato in Sudafrica, visto che con quel modulo non c'era spazio per lui". Ricordando che "nella gara contro la Nigeria Juan Sebastian ha comandato alla perfezione il centrocampo con la sua esperienza", Verón padre aggiunge, velenosissimo: "Non stiamo parlando di club, stiamo parlando di nazionale, e sappiamo che ci sono tanti interessi di mezzo".
Mancuso, assistente di Maradona: "Non credo che Diego lascerà" Alejandro Mancuso, uno degli assistenti di Diego Armando Maradona, ritiene difficile che l'ex Pibe de oro, lasci l'incarico di commissario tecnico della selezione, dopo il 4 a 0 subito dalla Germania ed annuncia che la commissione tecnica si riunirà presto per prendere una decisione. «Conoscendo Diego è per me difficile pensare che voglia rinunciare, dopo aver fallito l'obbiettivo di conquistare la coppa del mondo. Non possiamo far crollare tutto quello che si è fatto di buono. Siamo cresciuti molto a livello di gruppo», ha detto oggi Mancuso in un'intervista a radio Del Plata. Mancuso ha rivelato che, insieme a Hector Henrique, l'altro assistente di Maradona, ha manifestato il suo sostegno al ct per continuare un ciclo contrassegnato dal 72 per cento di vittorie in 25 incontri disputati, di cui tredici per gare ufficiali. «Già conosciamo bene ogni giocatore, come reagiscono nelle diverse situazioni, bisogna dare continuità al progetto», ha aggiunto l'ex calciatore il cui ruolo, secondo i media, non era tecnico ma di «occuparsi personalmente di Maradona aiutandolo a gestire i suoi rapporti con la squadra e con l'esterno». Mancuso ha definito «molto buono il lavoro fatto a Pretoria» ed ha annunciato che la commissione tecnica si riunirà nelle prossime ore «per analizzare tutto quello che è successo e trarne le conclusioni. Per ora credo che si debba continuare su questa linea. Contro la Germania avevamo ipotizzato di ricorrere al 4-4-2, poi lo schema è stato scartato», ha rivelato. Infine Mancuso ha detto che Messi dopo la partita era molto scosso e che la squadra lo deve appoggiare maggiormente, anche se non deve dipendere mai da un giocatore. Ha anche escluso che Juan Sebastian Veron fosse arrabbiato per aver giocato poco. Dei giocatori, dopo il rientro, ha parlato Jonas Gutierrez commentando che «Maradona aveva ribadito di essere orgoglioso del gruppo pur mostrandosi molto abbattuto. Ma deve continuare», ha aggiunto.
La federazione argentina aspetta l'evolversi della situazione Maradona Il futuro della nazionale argentina resta nelle mani di Diego Armando Maradona. Tocca a lui, è stato ribadito ufficialmente oggi, scegliere se vuole restare o dimettersi. Ieri, al rientro della Selecion dal Sudafrica, alcune migliaia di tifosi gli hanno manifestato il loro sostegno e lo hanno invitato a non lasciare. A livello nazionale i sondaggi sono invece negativi. La Federazione dice che deve essere lui a scegliere, un giornale gli attribuisce la frase che «in Sudafrica si è chiuso un ciclo». Maradona non ha fornito elementi sui tempi che intende prendersi. Nella conferenza stampa seguita alla batosta subita dalla Germania aveva annunciato che ne avrebbe parlato con i familiari ed i giocatori. Arrivando a casa ha detto agli amici che ora vuole stare con la famiglia. La festa con la quale alcune migliaia di tifosi hanno accolto tecnico e giocatori lo ha sicuramente colpito positivamente, ma ai media è sembrata un controsenso. «Cosa festeggiamo? », titola in prima pagina il quotidiano sportivo Olè, ricordando che questa è la frase pronunciata proprio da Maradona, nel 2006, dopo la fallita missione della nazionale, allora non ancora guidata da Diego, in Germania. «Il ritorno che nessuno immaginava», scrive La Nacion, sopra la foto del pullman della squadra circondato dai tifosi. Erano 10 mila per alcuni, 20 mila per altri. Molti, ma in controtendenza rispetto ai sondaggi dei tre maggiori quotidiani che, su scala nazionale, certificano una bocciatura per Maradona. La percentuale di coloro che non lo vogliono più alla guida della nazionale va, infatti, da un minimo del 60 al 72 per cento. Tifosi a parte il quadro è abbastanza chiaro. Il tecnico ha un contratto fino al 2011, anno in cui l'Argentina ospiterà la coppa America, prima rivincita per le squadre latinoamericane, cui seguirà la fase di qualificazione per il prossimo mondiale in Brasile. Il presidente della federazione Julio Grandona gli ha dato appuntamento tra un mese, quando in agosto la Seleccion tornerà in campo a Dublino per un'amichevole contro l'Irlanda di Giovanni Trapattoni. Un atto dovuto si dice, anche perchè Grandona nella sua lunga permanenza alla guida dell'Associazione calcistica argentina non ha mai licenziato alcun allenatore, aspettando, come nei casi di Marcelo Bielsa nel 2004 e di Alfio Basile, nel 2009, che fossero i tecnici ad andarsene. Di sicuro Maradona ha contro la maggior parte dei media, già critici nei confronti del ct nella difficile fase di qualificazione e che non hanno gradito l'invito polemico rivolto loro dall'ex Pibe de oro, di chiedere scusa alla squadra, dopo le facili vittorie della prima fase del mondiale. E fioriscono le rivelazioni, finora fatte sottovoce, sui ruoli svolti dai collaboratori, cominciando da Hector Henrique, considerato il vero stratega e tecnico del gruppo e da Oscar Ruggeri «il quale nella notte aspettava che non ci fossero più giornalisti nella zona, per raggiungere la sede del ritiro e dare i suoi consigli». Maradona voleva Ruggeri ma Grandona non ha accolto la richiesta. Allora è stato mandato in Sudafrica quale commentatore tv, con licenza di partecipare alle decisioni della commissione tecnica. Cosa impedita a Carlos Bilardo, presente nello staff ma emarginato. Per i media nessuno nel gruppo di Maradona ha esperienza di allenatore e per questo l'esperimento va considerato chiuso. Nomi di candidati non vengono fatti, ma sui giornali abbondano pagine sulla rifondazione della Seleccion, ci sono riferimenti espliciti alla rabbia dei giocatori meno utilizzati ed è partito il toto-formazione sull'Argentina che verrà.
Maradona annuncia: "Il mio ciclo è finito" «Il mio ciclo con l'Argentina è finito». Diego Armando Maradona ha deciso che lascerà la guida della nazionale argentina dopo l'eliminazione ai quarti di finale del Mondiale di Sudafrica 2010. Maradona lo ha dichiarato nella notte di domenica al quotidiano «Cronica», tornando a casa, anche se la sua rinuncia al ruolo di ct non è stata ancora confermata ufficialmente.«Ho dato tutto quello che avevo ed ho detto tutto quello che dovevo dire», ha aggiunto 'Il Diecì che ha parlato con l'inviato del quotidiano argentino vicino la sua casa di Ezeiza. «Adesso voglio godermi la mia famiglia», ha aggiunto Maradona che alla domanda su quale fosse il suo umore dopo la disfatta mondiale ha aggiunto: «non sono depresso».
La nazionale torna in patria, i tifosi la accolgono con affetto Accoglienza trionfale per l'Argentina e per Diego Armando Maradona. La Seleccion, eliminata nei quarti di finale dei Mondiali, è tornata a casa e alle 17.30 locali di domenica è atterrata all'aeroporto Ezeiza di Buenos Aires. Migliaia di tifosi hanno accolto con calore la squadra e il ct. A Maradona, la folla ha chiesto di rimanere alla guida della Nazionale. Il Pibe, dopo la pesante sconfitta per 4-0 con la Germania, non ha sciolto i dubbi sul proprio futuro. «Devo riflettere, devo parlare con la mia famiglia e con i giocatori», ha detto sabato dopo la disfatta con i tedeschi. Prima della partenza dell'Argentina dal Sudafrica, una delegazione di giocatori ha chiesto al commissario tecnico di mantenere l'incarico.
Rientro immediato e collettivo a Buenos Aires stabilito da Maradona La Seleccion argentina è già sulla via del ritorno a casa: dopo la goleada subita dalla Germania, la Nazionale di Diego Armando Maradona rientrerà a Buenos Aires oggi. Lo rendono noto i media locali, precisando che alcuni giocatori della Seleccion che giocano in Europa avevano chiesto di tornare direttamente nei Paesi dove giocano, senza passare da Buenos Aires. Tuttavia - precisano le fonti - Maradona ha convinto i giocatori a rientrare tutti insieme nella capitale, da dove l'intera Nazionale era partita per il Sudafrica lo scorso 28 maggio.
In patria incidenti dopo la gara con tedeschi e brasiliani Disordini e alcuni fermi si sono verificati nelle ultime ore in due province argentine, dopo l'uscita della Seleccion di Diego Armando Maradona dai Mondiali in Sudafrica, a seguito della sconfitta con la Germania. Così come è avvenuto in diversi quartieri di Buenos Aires, migliaia di persone hanno seguito la partita, finita con una goleada dei tedeschi, anche in altre province, quali Mendoza, Cordoba, Santa Fè e Misiones. Proprio a Cordoba e a Posadas, capitale di Misiones, ci sono stati degli incidenti e scaramucce con le forze dell'ordine. A Cordoba sono stati fermati due giovani che hanno aggredito un gruppo di tifosi tedeschi che festeggiavano la vittoria della Germania, mentre a Posadas la polizia ha fermato altre due persone, al termine di una discussione con tifosi brasiliani.
E i media argentini tornano a criticare Diego «È mancato il puntare sulla magia», «Senza salvagente il potenziale offensivo non ha potuto salvare la squadra». Sono queste le prime valutazioni dei media argentini per spiegare la severa lezione subita oggi dalla Seleccion, con le inevitabili prime prese di distanza da Diego Armando Maradona. Il ct finora aveva conquistato più stima tra i media stranieri che tra quelli di casa, molti dei quali lo hanno sempre considerato poco esperto per il ruolo di allenatore e che ora sono pronti a contestargli alcune scelte, come il ruolo assegnato a Messi, che è tornato a deludere in Nazionale, la rinuncia a Veron, per molte tempo considerato l'allenatore in campo, e le lacune difensive. La prima osservazione tecnica è che Lionel Messi ha giocato troppo arretrato. «Messi ha arretrato troppo perchè gli arrivassero dei buoni palloni. Ha avuto degli scatti che hanno illuso, ma i tedeschi lo hanno controllato sempre bene e lascia il Mondiale a zero reti», commenta uno degli analisti del quotidiano Clarin. «Ci voleva un rivale di peso, un avversario di rango per mettere a nudo tutte le carenze che l'Argentina aveva in parte nascosto nelle precedenti partite in Sudafrica. Se squadre deboli come Nigeria, Corea del Sud e Grecia avevano messo in evidenza squilibri e punti deboli dei giocatori di Diego Armando Maradona, nei quarti di finale l'Argentina si è dovuta confrontare con il carroarmato tedesco, che l'ha colpita frontalmente e l'ha espulsa dalla coppa del Mondo», commenta uno degli inviati de La Nacion Tutti i media argentini mettono in risalto le lacune mostrate dalla Seleccion a metà campo, dove la squadra non riusciva a bloccare le manovre avversarie ed ha lasciato senza adeguati rifornimenti gli attaccanti, che hanno deluso, ma ai quali viene concessa l'attenuante di non aver avuto spazio e palloni giocabili. «Carlitos Tevez ha portato la sua classica quota di sacrificio, ma è rimasto lontano dal rendimento avuto nella partita contro il Messico. Lo stesso è successo al goleador Higuain», scrive La Nacion, ricordando che nelle precedenti quattro gare l'Argentina aveva realizzato dieci reti e contro la Germania neppure una. «Fino ad oggi tutte le carenze erano state nascoste da questo grande potenziale offensivo. Higuain, Tevez e Messi era stati i salvagente di Maradona nei momenti difficili, oggi non hanno potuto salvare la squadra».
Maradona distrutto: "Ora rifletterò sul futuro" «Il sogno non si è realizzato. È una botta durissima. Ora devo riflettere sul futuro, devo parlare con la mia famiglia e anche con i giocatori». Diego Armando Maradona è provato dopo la disastrosa eliminazione della sua Argentina dai Mondiali. Il k.o. per 4-0 contro la Germania nei quarti di finale ha posto fine all'avventura della seleccion in Sudafrica. Il Pibe, però, non esclude di mantenere la carica di ct. «Ho ringraziato i giocatori ma non ho parlato del futuro. Io posso anche andarmene domani, ma vorrei che questi ragazzi continuassero a far vedere cos'è il calcio argentino», dice Maradona nella conferenza dopo il match giocato a Città del Capo. «Ho quasi 50 anni e questa è una delle botte più dure che io abbia subito. Il risultato non mi toglie l'orgoglio di essere accanto a questi giocatori. Sono deluso, perchè rappresento il mio paese. Dobbiamo fare i conti con quello che è successo: voglio ringraziare tutta la squadra, i tecnici e la gente che ci è stata accanto. Il sogno non si è realizzato, ma abbiamo comunque fatto un percorso», dice evidenziando gli aspetti positivi. «È falso, ad esempio, dire che in Nazionale non può giocare chi milita all'estero. In questa squadra ci sono giocatori che guadagnano una fortuna e che hanno dato l'anima». Il Pibe non rinnega le scelte e le decisioni: «Mi sono reso conto che alla gente piace questo calcio: andare all'attacco, cercare il gol». Lo schieramento ultra-offensivo non ha però favorito Leo Messi. La stella del Barcellona chiude l'avventura ai Mondiali senza nemmeno una rete all'attivo. «Messi ha cercato il gol. Non ha segnato, ma ha fatto un gran Mondiale. Vedere Messi in lacrime negli spogliatoi è brutto: chi dice che Messi non sente la maglia dell'Argentina, è uno stupido».
A fine gara giocatori in lacrime consolati da Maradona Giocatori in lacrime, soprattutto Maxi Rodriguez e Burdisso, Messi con una mano sul viso, e Maradona che li abbraccia e li bacia per consolarli, come ha fatto durante tutto il Mondiale al momento dei gol e delle sostituzioni. È finita così la disfatta dell'Argentina, travolta 4-0 dalla Germania nei quarti di finale. Il ct argentino ha tenuto arrotolato intorno alla mano fino all'ultimo l'ormai famoso rosario, che però, di fronte ai gol dei tedeschi, non è servito.
Argentina irriconoscibile, umiliazione dai tedeschi (4-0) Dopo il Brasile cade anche l'altro gigante sudamericano. L'Argentina di Diego Maradona riprende la via del Sudamerica e la riprende con l'onta e l'umiliazione di aver perso per 4-0 contro una Germania praticamente perfetta. Usciti di scena i 'cuginì brasiliani, Maradona non aveva esultato, ma la sua Argentina aveva cominciato a credere che quello sudafricano fosse il suo Mondiale. Scongiuri a parte, l'illusione è durata appena 24 ore e si è dissolta sotto i colpi di una Germania praticamente perfetta: nessuna rivincita è così arrivata per l'eliminazione di quattro anni fa. Anzi, dopo quattro vittorie di fila e tante illusioni, l'Argentina lascia il Mondiale nel peggior modo possibile. Il calcio argentino, che era sembrato bello da vedere ed efficace nelle prime settimane di Sudafrica 2010, è sembrato improvvisamente vecchio davanti ai ragazzini tedeschi che corrono come dannati, che attaccano in dieci e che in dieci difendono come in un indemoniato calcetto in un campo grande. L'Argentina ha mostrato i suoi limiti, con una difesa in cui si sono aperte voragini e che non ha dato il minimo contributo nella costruzione della manovra; con un attacco che ha pochissima voglia di coprire; e con un Messi che per un pò ha predicato nel deserto, poi è sparito dal campo, cancellato dalla velocità esasperata degli avversari. La Germania ha inflitto all'Argentina una durissima lezione di calcio durata 90 minuti. Il punteggio finale è stato pesantissimo, ma rispecchia l'andamento di una partita nella quale la Germania è stata perfetta in difesa e devastante in attacco, ordinata e divertente allo stesso tempo, senza sbagliare niente. Guidata con autorità da Bastian Schweinsteiger, capitano e trascinatore, diga e uomo assist, cuore e cervello della squadra. Il disastro argentino, invece, non salva nessuno. Nemmeno Leo Messi, che pure nel primo tempo era stato forse il meno peggiore dei suoi. Maradona se n'è andato dal Mondiale trascinandosi dietro una difesa sciatta e approssimativa, e con due attaccanti, Higuain e Tevez, che non hanno creato nemmeno un vero pericolo alla porta di Neuer (tutto sommato il più sfaccendato dei suoi), mentre Milito è rimasto ad appassire in panchina. Se si fa eccezione per la seconda metà del primo tempo e per l'avvio della ripresa - quando l'Argentina ci ha provato con il possesso di palla, con gli spunti di Messi e con le conclusioni di Di Maria - la storia della partita sono i gol tedeschi: dalla zuccata di Mueller in avvio al raddoppio di Klose a metà del secondo tempo, nato da un'indecisione di Heinze e Demichelis che hanno spedito in area Podolski. Un gol che ha, di fatto, chiuso la partita e troncato le speranze di rimonta dell'Argentina. Le contromisure di Maradona si sono limitate all'inserimento di un trequartista, Pastore, per un terzino, il negativo Otamendi, e al cambio di Aguero con Di Maria. L'Argentina si è scoperta un pò di più, ma senza trovare incisività in attacco e per i veloci palleggiatori tedeschi si sono spalancate le praterie: Friederich ha trovato il tocco per mettere in porta l'ennesima iniziativa di Schweinsteiger. Nel finale Klose ha insaccato l'assist di Oezil, segnando il suo 14/o gol in un campionato del mondo: ha così uguagliato una leggenda tedesca come Gerd Mueller e si è portato ad una sola lunghezza dal record di Ronaldo, che con 15 gol è il primo bomber mondiale di tutti i tempi. Questo il tabellino completo della gara: Argentina (4-3-1-2): Romero, Otamendi (25' st Pastore), Demichelis, Burdisso, Heinze, Maxi Rodriguez, Mascherano, Di Maria (29' st Aguero), Messi, Higuain, Tevez. (1 Pozo, 21 Andujar, 3 Clemente Rodriguez, 12 Garce, 13 Samuel, 5 Bolatti, 8 Veron, 17 Gutierrez, 18 Palermo, 19 Milito). All.: Maradona. Germania (4-2-3-1): Neuer, Lahm, Mertesacker, Friederich, Boateng (27' st Jansen), Khedira, (32' st Kroos), Schweinsteiger, Mueller (38' st Trochowski), Oezil, Podolski, Klose. (12 Wiese, 22 Butt, 4 Aogo, 5 Tasci, 14 Badstuber, 15 Trochowski, 21 Marin, 23 Gomez, 19 Cacau, 9 Kiessling). All.: Loew. Arbitro: Irmatov (Uzbekistan). Marcatori: nel pt 3' Mueller, nel st 23' e 44' Klose, 29' st Friederich. Ammoniti: Otamendi, Mueller, Mascherano per gioco scorretto. Angoli: 5-4 per l'Argentina. Recupero: 1' e 1'. Spettatori: 64.100.
Germania-Argentina, probabili formazioni Queste le probabili formazioni di Argentina-Germania, partita valida per i quarti di finale del campionato del mondo di calcio in programma domani (ore 16) a Città del Capo: Germania (4-2-3-1): 1 Neuer, 16 Lahm, 3 Friedrich, 17 Mertesacker, 20 Boateng, 6 Khedira, 7 Schweinsteiger, 13 Mueller, 8 Ozil, 10 Podolski, 11 Klose. (12 Wiese, 22 Butt, 14 Badstuber 5 Tasci, 2 Jansen, 4 Aogo, 18 Kroos,, 21 Marin, 15 Trochowski, 23 Gomez, 9 Kiessling). All.: Loew. Argentina (4-3-1-2): 12 Romero, 15 Otamendi, 2 Demichelis, 4 Burdisso, 6 Heinze, , 8 Veron, 14 Mascherano, 7 Di Maria, 10 Messi, 11 Tevez, 9 Higuain. (1 Pozo, 21 Andujar, 3 Clemente Rodriguez, 13 Samuel, 12 Garce, 15 Otamendi, 5 Bolatti, 20 Maxi Rodriguez, 23 Pastore, 16 Aguero, 18 Palermo, 19 Milito). All.: Maradona. Arbitro: Irmatov (Uzbekistan).
Argentina favorita? Maradona fa gli scongiuri... L'eliminazione del Brasile rende il Mondiale sudafricano sempre più il Mondiale dell'Argentina? A questa domanda, rivoltagli nella conferenza stampa del prepartita a Città del Capo, il Ct dell'Argentina, Diego Maradona, ha portato le mani sotto il tavolo per un evidente gesto di scongiuro. «Non sono un futurologo - ha detto - domani abbiamo la Germania, che storicamente è un grande avversario».
Maradona: "Brasile eliminato? Ho altro a cui pensare..." Diego Maradona non pensa, o almeno non vuol commentare, la disfatta del Brasile ai campionati del mondo: «Non ho niente da dire, ho altre cose per la testa» ha tagliato corto nella conferenza stampa del prepartita a Città del Capo. Ai cronisti che insistevano per avere un suo commento, anche considerando che il suo Paese sta festeggiando l'eliminazione del Brasile, Maradona ha risposto: «Io ho un altro affare, domani c'è la partita con la Germania».
Demichelis fa lo sbruffone: "Non sono mica Terry o Carvalho..." Nell'Argentina che per un giorno perde Messi, fermo per congestione e raffreddore e sostituito nelle prove odierne da un ottimo Pastore, c'è qualcuno per il quale sfida dei quarti contro la Germania avrà un sapore molto particolare. È quel Martin Demichelis, detto 'Micho', che da anni vive a Monaco e gioca nel Bayern, con il quale quest'anno ha vinto quasi tutto. Non ha fatto l'en-plein solo perchè nella finale di Champions ha perso contro l'Inter di Milito. I suoi critici dicono che di quella sconfitta lui sia stato uno dei responsabili, 'Micho' non ha mai fatto caso alle malelingue, ma adesso i problemi si ripetono. C'è chi lo ha messo nel mirino anche per qualche svista al Mondiale, che però non hanno impedito all'Argentina di vincere le quattro partite finora disputate. Lo stesso Maradona ha detto, facendo i nomi di Demichelis e Jonas, che nel settore arretrato qualcosa andava messo a punto, non mancando però di confermare la fiducia al difensore di ascendenze italiane. Il quale, confermando la propria natura scanzonata, usa dei colleghi come termine di paragone e per far capire che personalmente non si boccia affatto. Così ecco la frase ad effetto, che gli argentini piacerà perché, anche se adesso c'è‚ la Germania, la vera rivalità sarà sempre quella con gli inglesi, ed è quasi un dispiacere non poterli incontrare, e battere di nuovo, fra due giorni a Città del Capo. «Si va sempre a cercare l'errore - dice Demichelis - e succede con i giocatori delle migliori squadre del mondo. Se io avessi giocato come Terry contro la Germania non potrei tornare a casa mia, così come Ricardo Carvalho non potrebbe far rientro in Portogallo». Quindi nessun riferimento alle performance erotiche del capitano del Chelsea (a proposito delle quali Tevez aveva detto che «in Argentina, in particolare nella zona da dove vengo io, Terry lo avrebbero ucciso») ma solo considerazioni di natura tecnica. Infatti Demichelis sottolinea che «bisogna capire come stanno veramente le cose. Io sono orgoglioso di ciò che noi dell'Argentina stiamo facendo». Quindi va tutto bene, e bisogna soltanto continuare, vincendo quello che per 'Micho' sarà un vero e proprio derby. «I tedeschi li conosco bene perchè li ho affrontati tutti nella Bundesliga - dice il difensore argentino -. Per batterli bisogna essere al meglio. Durante questo Mondiale sono cresciuti molto, in particolare Ozil che sta disputando un grande torneo, e con loro bisogna fare attenzione, perchè in ogni partita creano sempre occasioni». Sembra quasi un appello a se stesso, oltre che a Samuel e a Burdisso che dovrebbe giocare spostato a destra. «Sono certo che anche loro ci rispettano, se non altro perchè mesi fa li abbiamo battuti in amichevole - aggiunge -. Le frasi di Schweinsteiger? Non le ho lette, forse è stato male interpretato, ma se ci attaccano con le parole vuol dire che i tedeschi sono nervosi». «Per la storia delle due rivali e tutti i nomi che saranno in campo - dice ancora - credo proprio che sarà una grande partita, in cui il segreto per batterli potrebbe essere il possesso palla, in cui noi, visti i talenti che abbiamo, siamo maestri». E allora c'è solo da augurarsi che Messi si rimetta subito in piedi, nel frattempo, per cautelarsi, oggi in allenamento Maradona ha messo sotto di brutto Pastore e Milito.
Allarme Messi: congestione e raffreddore, non si allena «Messi ha avuto una forte congestione, e non la febbre. Maradona, assieme allo staff medico, hanno ritenuto opportuno che oggi non si allenasse». Lo ha detto il portavoce della nazionale argentina Andres Ventura. «Questa, ovvero la congestione, è stata anche la diagnosi del nostro medico dottor Villani», ha aggiunto. Messi comunque ha anche un fastidioso raffreddore, frutto dei continui sbalzi di temperatura qui in Sudafrica, dove si passa dai 16-18 gradi ai 2-3 della notte, specie a Johannesburg e Pretoria, città dov'è in ritiro l'Argentina.
Maradona: "Siamo qui per la gloria, non siamo mercenari" «I miei giocatori sono qui per la gloria, non per i soldi»: lo ha detto l'allenatore dell' Argentina, Diego Armando Maradona, precisando che «contro la Germania non cambieremo lo schema tattico avuto finora perchè sarebbe un peccato. Non bisogna cambiare i pezzi quando le cose funzionano». In un'intervista alla rete tv Fox, Maradona si è soffermato in particolare sulla «bella e sana concorrenza» che c'è tra gli attaccanti della Seleccion: «Milito, Veron, Pastore... tutti i miei giocatori sono a un livello del 110 per cento, tutti vogliono scendere in campo... qui da noi, chi non corre non gioca». Nel precisare di sentirsi «spiritualmente molto bene», Maradona ha reso noto che sabato contro la Germania giocherà in attacco con Carlos Tevez e Gonzalo Higuain, che sono «appena un passo avanti» rispetto a Diego Milito e il Kun Aguero. «Non ho mai perso l'affetto della gente per la strada», ha d'altro lato commentato Diego, aggiungendo: «semmai ho recuperato con i media... e il merito è dei miei ragazzi». Rispondendo alle dichiarazioni fatte dal centrocampista della Germania Bastian Schweinsteiger, che ha accusato i giocatori argentini di «voler influire sull'arbitro e di mancare il rispetto», Diego ha risposto: «non ho tempo da dedicare a lui, stanno pensando ad una rivincita...». Proprio in vista della partita contro i tedeschi, Maradona ha puntualizzato che negli ultimi allenamenti ha puntato tra l'altro «sul controllo della palla. Abbiamo lo stesso controllo che hanno loro, ma i piedi dei nostri giocatori sono migliori: sono tranquillo per la partita di sabato contro la Germania».
Pastore: "Se sono qui è grazie al Palermo e al calcio italiano" Non solo Messi. C'è un altro giocatore che ha impressionato Diego Maradona da quando è cominciato il lungo ritiro mondiale dell'Argentina. È uno dei convocati all'ultimo momento, Javier Pastore, che la chiamata (vedi anche Milito) se la sono guadagnata a forza di belle prestazioni oltre che per doti tecniche. Un intenditore come l'ex 'Pibe de oro' non poteva farsi sfuggire un talento simile, «che mi desta impressioni positive ad ogni giorno di allenamento», come ha spiegato di recente Maradona, che ha impiegato il ragazzo con il n. 23 nei minuti finali contro la Grecia ed il Messico ed ora starebbe meditando una mossa a sorpresa per stendere la Germania. «È ovvio che mi piacerebbe giocare contro i tedeschi - dice Pastore -. Però decide Maradona, e non io posso fare altro che aspettare. Mi va bene tutto, perchè se avessi a disposizione anche solo qualche minuto potrei dimostrare qualcosa. Giocare sulla fascia? Non avrei alcun problema». Ma di chi è il merito dei progressi di un ragazzo che per il presidente Zamparini potrebbe rivelarsi una miniera d'oro? «Se sono qui è merito del Palermo e del calcio italiano - sottolinea Pastore -. Mi ha migliorato molto dal punto di vista tattico, e mi ha insegnato a tornare indietro per recuperare il pallone: non gioco più solo nella metà campo avversaria come mi succedeva quasi sempre in Argentina. Il calcio italiano è molto tattico, e ti insegna tante cose». Argentina e Germania si sono affrontate mesi fa in amichevole a Monaco, vinsero 1-0 gli uomini di Maradona ma fu una partita tatticamente molto 'chiusà. «Questo è il quarto di finale dei Mondiali - dice Pastore - e credo che sarà un altro tipo di partita, con molte più possibilità di gol per gli attaccanti. Magari risegna Higuain... Spero che, come quella volta, l'Argentina sappia chiudere bene gli spazi agli avversari». Proprio per rinforzare la difesa, e visto che dovrebbe rientrare Samuel, Maradona sembra orientato a spostare Burdisso sulla destra, togliendo Otamendi, e puntare sulla coppia centrale formata dal suo pallino Demichelis, che non può saltare proprio la sfida con tanti compagni del Bayern Monaco, e dal 'Murò ex romanista. Dubbi anche a centrocampo, per la presenza di un Veron che sarebbe arrabbiato con l'amico-commissario tecnico che non gli assicura più un posto da titolare. Però Maradona è sempre più un allenatore vero, e quindi deve fare delle scelte, sebbene a volte siano dolorose. Quindi potrebbe giocare ancora Maxi Rodriguez, a meno che Diego non tolga il neo-madridista Di Maria, per spostare lo stesso Maxi ad esterno,ridando il posto in mezzo a Veron. Intanto Pastore aspetta, comunque felice di esserci.
Riquelme tifa Argentina, non Maradona Tifa per l'Argentina campione del mondo, ma evita accuratamente di citare Diego Armando Maradona. Juan Romn Riquelme, il centrocampista del Boca Juniors che si è autoescluso dalla nazionale per divergenze con il tecnico, ha rotto il suo silenzio per unirsi al coro dei connazionali che sognano una vittoria in Sudafrica. E lo ha fatto imitando Cassano, che escluso da Lippi aveva detto prima dell'eliminazione azzurra di tifare per l'Italia non per il suo ct. «Tutti gli argentini sognano, la Seleccion è molto forte, soprattutto dalla metà campo in avanti. Spero e credo nella possibilità di vincere la coppa», ha detto Riquelme durante un'intervista televisiva, aggiungendo una valutazione tecnica a proposito della partita dei quarti che ripropone il duello con la Germania, che nei mondiali del 2006, eliminò gli argentini ai rigori. «La Germania sta giocando un calcio diverso dal solito e questo può favorire l'Argentina perchè lascia più spazi», ha commentato. Riquelme si sta recuperando da un'operazione al ginocchio sinistro. Ma ha rinunciato alla nazionale prima dell'infortunio, dopo aver rotto l'amicizia con Maradona che ne aveva criticato il rendimento. Il giocatore è uno dei nazionali che quattro anni fa affrontò i tedeschi in Germania. Per la prima volta il giocatore ha parlato anche delle difficoltà che ci sono per il rinnovo del suo contratto con il Boca, mentre si intensificano le voci di offerta da squadre brasiliane ed inglesi. «Il mio sogno è finire la carriera con la maglia del Boca. Purtroppo le voci diffuse dai dirigenti corrispondono ad appena il due per cento della verità. Così non si va da nessuna parte, ma sono pronto a discutere ancora. Poi, se non ci sarà un accordo, esaminerò le altre offerte», ha annunciato. Il problema sembra riguardi soprattutto la durata del contratto, che la società vuole limitare a due anni, periodo del mandato dell'attuale presidenza e che lui vorrebbe estendere ad almeno tre.
Pelè rincara la dose: "Maradona non è un buon allenatore" «Diego Armando Maradona non è un buon allenatore»: si arricchisce di un nuovo capitolo la polemica tra il 'Pibe de oro' e Pelè, il quale, in una intervista pubblicata oggi dal quotidiano di Berlino Tagesspiegel, afferma di non avere una buona impressione del gioco argentino. «Io non ho nessun problema con Maradona (che anche lui quando può non risparmia critiche a Pelè, i due si contendono il titolo di miglior calciatore di tutti i tempi, ndr). Sono semplicemente convinto che non è un buon allenatore. Conduce una vita molto fuori dalle regole e questo solo raramente ha un buon effetto su una squadra», dice Pelè, che ha vinto tre volte con il Brasile i Mondiali (1958, 1962 e 1970). Nell'ultima finale da lui disputata, in Messico contro l'Italia nel 1970, segnò il primo gol. «Nella squadra argentina sono tutte stelle del calcio mondiale, che si mettono da soli in riga per giocare in maniera ordinata. E davanti c'è Messi, che da solo provoca tanta eccitazione e lascia ai compagni di squadra grandi spazi di movimento», spiega Pelè, per il quale è da ammirare soprattutto la Spagna. Un pò meno soddisfatto, 'O rei' sembra essere del Brasile di Carlos Dunga, mentre non risparmia lodi alla Germania: «Questi tedeschi in un giorno di buona vena potrebbero mettere in difficoltà anche il Brasile», sottolinea.
Non solo Gentile: Maradona polemizza anche con Ricardo Lavolpe Botta e risposta senza esclusioni di colpi tra il tecnico della Seleccion, Diego Armando Maradona, e l'ex allenatore del Messico, l'argentino Ricardo Lavolpe, il quale qualche giorno fa ha detto di tifare per la squadra 'aztecà in vista della partita che poi ieri l'Argentina ha vinto con il Messico. Maradona aveva reagito molto duramente a tali dichiarazioni, accusando Lavolpe - ex portiere e residente in Messico dal 1979 - di essere di fatto un anti-patriota: «avere rispetto per il paese dove vivi e che ti ha fatto lavorare non significa essere un 'vende-patrià». Immediata la risposta dello stesso Lavolpe: «Maradona dice che bisogna dare l'esempio... quel che mi domando è come fa a parlare di queste cose uno che nel 1994 è stato beccato positivo ai controlli anti-doping». «Quel che dice Diego non lo ascolto nemmeno», ha concluso l'ex allenatore dell'Argentina, sottolineando il proprio «riconoscimento al Messico, dove - ha precisato - lavoro e che mi ha dato tanto a livello sportivo e familiare».
"Maradona è un ciarlatano", la risposta di Gentile non si fa attendere «Maradona è un ciarlatano. Con lui non voglio proprio avere niente a che fare, è uno che non sa perdere. Quello che ha detto non corrisponde affatto alla verità ». L'ex allenatore dell'Italia Under 21 Claudio Gentile, intervenendo telefonicamente durante la rubrica di Rai Sport 'Mondiale Sprint', ha risposto alle accuse del ct argentino Diego Maradona che nei giorni scorsi aveva fortemente criticato i falli subiti da Messi, paragonandoli a quelli subiti dal difensore azzurro durante la famosa sfida del 1982 che vide l'Italia battere 2-1 l'Argentina. «Messi non ha segnato? È stato scalciato dall'inizio alla fine - aveva detto Maradona - Il suo marcatore Torrado andava ammonito e poi espulso. Sembrava di essere tornati indietro di venti anni, ai tempi di Gentile. Non si può permettere ai difensori di essere tanto fallosi». «Prima di dare certi giudizi - ha aggiunto Gentile - dovrebbe ricordarsi la mia carriera, nella quale non sono mai stato espulso». Poi Gentile ha parlato della disfatta della Nazionale azzurra in Sudafrica: «Un'eliminazione al primo turno non me l'aspettavo. Bisognerà lavorare molto per ricostruire e riportare l'Italia in alto. Stiamo potenziando tutte le altre squadre straniere, con i loro giocatori che imparano molto nel nostro campionato tramandandolo nel loro Paese. Noi abbiamo dei giocatori interessanti e su di loro bisogna puntare per il futuro. Cassano? A me non piace sindacare sulle scelte degli altri, Lippi ha fatto le sue scelte e non voglio giudicarle. La sua idea va rispettata, poi è normale ricevere critiche visti gli scarsi risultati ottenuti».
Squadra contro la stampa argentina, Burdisso con modestia: "Sono pronto, ma Samuel e Demichelis rispetto a me sono di un altro pianeta..." Canti con insulti vari nei confronti dei giornalisti, i veri grandi nemici. Così la nazionale argentina si è caricata dopo aver battuto il Messico ed in attesa di sfidare la Germania nell'attesissimo confronto dei quarti di finale che si giocherà a Città del Capo. Uno dei pochi a contenersi, perchè la sua natura glielo impedisce, è stato Nicolas Burdisso, ancora con un futuro in bilico tra Inter e Roma ma concentrato più che mai sul presente, perchè la sua Argentina potrebbe regalargli il trionfo più bello, quello che ogni calciatore desidera. È un Burdisso che qui in Sudafrica rispetta la consegna di non parlare del mercato, «ma in ogni caso aspetto anch'io notizie», ha fatto sapere a chi gli ha chiesto di commentare le parole del dirigente romanista Giampaolo Montali, secondo il quale la Roma troverà con la cessione di Julio Baptista i soldi per confermare il difensore che tanto piace a Claudio Ranieri. Il presente si chiama quindi Argentina, e tanta voglia di andare avanti nonostante il 'Wunder team' tedesco. «È la prima volta dopo 20 anni - dice Burdisso - che l'Argentina supera gli ottavi di finale con tanta facilità, l'unica volta che abbiamo vinto nei tempi regolamentari da Italia '90. Ora sarebbe bellissimo se ci prendessimo la rivincita contro la Germania». Furono proprio i tedeschi, allora la squadra di casa, che nel 2006 infransero il sogno argentino anche allora nei quarti di finale, una vittoria ai rigori che in pochi a Buenos Aires e dintorni hanno digerito, al punto che rimane una ferita aperta. Ma ora, più che riandare al passato, si pensa a far festa per ciò che sta succedendo in questo giugno del 2010. «So che in Argentina la gente si è molto entusiasmata - dice Burdisso - però sono tra quelli che preferisce non farsi prendere dall'euforia. Non abbiamo ancora fatto nulla di speciale, e bisogna mantenere la calma: altre volte siamo arrivati a questo punto ed alla fine non abbiamo vinto niente». Ma contro la Germania sarà ancora lui, partito come riserva, il leader della difesa biancoceleste? «So che Maradona aveva in mente altri titolari come centrali di difesa, ovvero Samuel e Demichelis - risponde - però sono riuscito a guadagnare il mio spazio. Bisogna sempre farsi trovare pronti alla battaglia, ed è una caratteristica che non mi manca. Penso che Walter e Martin (Samuel e Demichelis n.d.r.) siano di un altro pianeta, però io approfitterò di ogni chance che il tecnico vorrà concedermi: il mio Mondiale continua». È ciò che si augura tutta l'Argentina, per la quale Maradona chiede protezione, in particolare per Messi. Diego lo ripete ogni giorno, ieri ha detto che «siamo tornati indietro di 20 anni, ai tempi di Gentile», e che il suo n. 10 continua a prendere troppe botte. Lasciando perdere i paragoni con l'ex terzino della Juve (bravi come lui in marcatura qui non se ne vedono tanti), rimane il fatto che in questo Mondiale Messi non ha ancora segnato. Finora non è stato un problema, ma lo diventerebbe se ciò facilitasse l'eventuale successo della Germania.
Maradona dedica la vittoria a Valentino Rossi e aggiunge: "Prima dicevano che non valevo niente..." È soddisfatto Diego Armando Maradona: la vittoria con il Messico porta la sua Argentina ai quarti di finale (dove incontrerà la Germania) e in conferenza stampa il ct dedica la vittoria a Valentino Rossi: «Voglio dedicare questo successo al mio amico Valentino Rossi che sta male», dice rispondendo alla stampa italiana. Parlando della gara col Messico, Maradona aggiunge: «C'era molta tensione, non conoscevamo molto il nostro avversario ma siamo riusciti a fare il nostro gioco in attacco e a trarne vantaggio. Alla fine l'Argentina è stata superiore. Sono contento dei miei giocatori stanno nascendo cose molto belle, i ragazzi stanno giocando bene e oggi tutta la squadra si è mossa con ottimi risultati». «Mi sento molto orgoglioso di essere parte di questo momento - prosegue il ct - perchè dicevano che come allenatore non so niente, invece dopo quattro partite vinte ora sono un altro. Io sono lo stesso di prima, adesso e domani». Poi rispondendo ad una domanda sulla prossima sfida con la Germania, aggiunge: «Non è la finale. L'atmosfera è da quarto di finale, però sappiamo che la Germania è una squadra diversa dal Messico. Noi metteremo in campo i giocatori giusti per batterla».
Maradona ammette: "Rosetti ha sbagliato tutto" «L'arbitro ha condizionato la partita, Rosetti ha sbagliato tutto». Senza tanti giri di parole Diego Maradona si conferma il numero uno a livello verbale di Sudafrica 2010, e ammette il vantaggio ricevuto dalla sua squadra, in occasione del primo gol consolidato a Tevez. «Ma adesso non diciamo che abbiamo vinto solo per questo - aggiunge -: nel corso dei 90 minuti siamo stati complessivamente superiori, e abbiamo fatto bene molte cose». Però il ct argentino ha anche qualcos'altro da dire a proposito dell'arbitro. «Messi non ha segnato? È stato scalciato dall'inizio alla fine - dice Maradona -. Il suo marcatore Torrado andava ammonito e poi espulso. Sembrava di essere tornati indietro di venti anni, ai tempi di Gentile».
Tevez soddisfatto: "Ora pensiamo alla Germania" Carlos Tevez, tra i protagonisti del successo dell'Argentina sul Messico che vale il passaggio ai quarti di finale, è visibilmente soddisfatto al termine dell'incontro. «Sono contento - dice - penso che i nostri tifosi debbano gioire mentre noi dobbiamo riposare due giorni e pensare che abbiamo vinto. Ora - conclude - dobbiamo arrivare freschi alla partita contro la Germania».
Quarti di finale: c'è la Germania! Come nel 2006: dopo aver superato il Messico negli ottavi di finale, l'Argentina trova ai quarti la Germania. Quattro anni fa s'imposero i tedeschi dopo i rigori, ora c'è la possibilità della rivincita, sabato 3 luglio a Città del Capo (ore 16).
Tre a uno ad un buon Messico, Argentina ai quarti. Per la prima volta dopo 20 anni e quel successo ad Italia '90 sul Brasile firmato Maradona-Caniggia, l'Argentina supera gli ottavi di finale del Mondiale imponendosi sul Messico senza il bisogno di supplementari o rigori. Lo fa però grazie a due regali, uno della terna arbitrale italiana, in particolare del duo Rosetti-Ayroldi, e l'altro del difensore messicano Osorio, che con uno sciagurato disimpegno permette ad Higuain di raddoppiare. Così la partita è chiusa già dopo il primo tempo, con un finale di metà gara al veleno (il Messico sente di non meritare il doppio svantaggio) sfociato nella rissa che si accende al rientro negli spogliatoi, innescata dal portiere argentino Romero e dai messicani Rodriguez e Guardado. Maradona si butta subito in mezzo per fare da paciere, poi intervengono tutti gli altri. Di sicuro quella odierna in Sudafrica è stata la giornata nera degli arbitri, perchè dopo il 'gol fantasmà di Lampard in Germania-Inghilterra, non visto dall'uruguayano Larrionda, c'è stato quello segnato da Tevez in questo Argentina-Messico, viziato da un evidente fuorigioco. L'azione, al 26' pt, era nata da un'uscita del portiere Perez sullo stesso Tevez, il pallone era finito sui piedi di Messi il cui tocco verso la porta era stato corretto in porta dal n.11 biancoceleste partito in posizione di netto offside. Inutili le proteste messicane: Rosetti, dopo essersi consultato a lungo con Ayroldi, ha convalidato la rete, mentre l'argentino Heinze, che evidentemente non aveva capito cosa stesse succedendo, se la prendeva con l'assistente accusandolo di voler far cambiare idea all'arbitro dopo aver rivisto l'azione sul tabellone luminoso (il replay dell'azione era stato mandato in onda). Tevez si è poi 'riscattatò nel secondo tempo, al 7', segnando uno stupendo con un imparabile tiro di destro che ha strappato un grido d'ammirazione perfino a Diego Maradona, che poi ha voluto abbracciare a lungo il suo attaccante. L'abbraccio è stato poi ripetuto a fine gara, quasi un passaggio di consegne anche se Diego rimane unico. Al 33' pt l'altro regalo che ha chiuso la partita: Osorio ha sbagliato completamente un disimpegno in difesa e si è fatto soffiare la palla da Higuain, che ha poi dribblato Perez e ha segnato di sinistro: 2-0 e pratica chiusa. Il risultato era però bugiardo, perchè fino al gol regalato da Rosetti ed Ayroldi agli argentini era stato il Messico a condurre il match e ad avere le occasioni migliori, due nel giro di un minuto, al 19' con la traversa piena colpita da Salcido ed al 20' con il tiro di Guardado terminato a lato di un soffio. Al 46' altra chance sprecata, con un tocco ravvicinato del 'Chicaritò Hernandez parato da Romero. Lo stesso Hernandez, al 17' st, ha poi sfiorato il gol della bandiera con bel colpo di testa, in una partita che era diventata accademia. Al 25' st c'era stato un salvataggio sulla linea di Burdisso, poi finalmente per il Messico era arrivata la rete dell'onore, grazie alla solita svista di Demichelis: Hernandez, futura stella del Manchester United, fermava la sfera con il petto e superava Romero per il 3-1 con un bel sinistro. Unica nota negativa nella serata argentina la prestazione di Messi, che si è visto poco e continua a non segnare (stava per riuscirci nel recupero ma sul suo sinistro Perez ha compiuto una parata decisiva). Per battere la Germania nei quarti Maradona avrà bisogno che il n.10 si ricordi che è l'erede designato in campo del suo ct. Questo il tabellino completo del match: Argentina (4-3-1-2): Romero; Otamendi, Demichelis, Burdisso, Heinze; Maxi Rodriguez (42' st Pastore), Mascherano, Di Maria (34' st Jonas); Messi; Higuain, Tevez (24' st Veron). (1 Pozo, 3 C. Rodriguez, 5 Bolatti, 12 Garcè, 13 Samuel, 16 Aguero, 18 Palermo, 19 Milito, 21 Andujar). All.: Maradona. Messico (4-3-2-1): Perez; Osorio, Rodriguez, Marquez, Salcido; Juarez, Torrado, Guardado (16' st Franco); Giovani dos Santos, Bautista (1' st Barrera); Hernandez. (8 Castro, 10 Blanco, 11 Vela, 12 Aguilar, 13 Ochoa, 15 Moreno, 19 Magallon, 20 Torres, 22 Medina, 23 Luis Michel). All.: Aguirre. Arbitro: Rosetti (Italia). Marcatori: nel pt 26' Tevez, 33' Higuain; nel st 7' Tevez, 26' Hernandez. Ammoniti: Marquez per gioco scorretto. Angoli: 5-2 per il Messico Recupero: 2' e 3'. Spettatori: 84.377.
Giornata di riposo, Messi compie 23 anni. Giornata di riposo per la nazionale argentina impegnata nei Mondiali di calcio. Il tecnico Diego Maradona ha concesso ai suoi totale libertà, con l'impegno di ripresentarsi nel ritiro dell'Università di Pretoria entro mezzanotte, come conferma una nota diffusa dalla federcalcio argentina tramite il proprio sito. Quello di oggi è un giorno particolare per Leo Messi, che festeggia il suo 23/mo compleanno. Lo trascorrerà insieme ai genitori, che hanno affittato una villa nelle vicinanze. «Il regalo più bello vorrei farmelo da solo, la notte dell'11 luglio», ha commentato il numero 10 alludendo alla finale mondiale in programma a Soccer City. Maradona avrebbe invece intenzione di dedicarsi per la prima volta allo shopping, assieme alla figlia Giannina, il genero Sergio Aguero ed il nipotino Benjamin.
Ottavi di finale: c'è il Messico L'Argentina, capolista del girone B, affronterà il Messico, giunto secondo nel girone A, negli ottavi di finale. La gara sarà disputata domenica 27 giugno a Johannesburg (ore 20.30).
Maradona alla stampa: "Vi sbagliavate su di noi, chiedete scusa" Con la qualificazione agli ottavi di finale in tasca, un Maradona polemico si rivolge ai giornalisti esortandoli a scusarsi con la Nazionale per le feroci critiche mosse ai giocatori della Seleccion prima dei Mondiali. «Stiamo dimostrando a tutti e anche a noi stessi che tutti voi sbagliavate. Anzi, sbagliavate di grosso. Avete mancato di rispetto a questi giocatori e dovreste chieder loro perdono», ha detto Maradona durante la consueta conferenza stampa dopo la partita vinta per 2-0 con la Grecia, trasmessa da Sky. «Stiamo difendendo la maglia dell'Argentina e per questo vorrei che i giornalisti chiedessero perdono ai giocatori», ha sottolineato l'ex Pibe de Oro. Maradona ha anche rivolto un appello agli arbitri affinchè proteggano Messi dal gioco duro degli avversari. «Ogni volta che Messi prende la palla viene buttato giù, ma nessuno viene ammonito. Ma a che gioco stiamo giocando?», ha tuonato il tecnico argentino. Infine, nel buttare nella mischia Palermo, Maradona ha raccontato di avergli detto solo: «Vai e divertiti».
Palermo: "Emozione unica. Ringrazio Diego" «Questo gol è unico. È impagabile. Sono felicissimo e ringrazio Diego per la fiducia». È il commento entusiasta di Martin Palermo, autore della seconda rete dell'Argentina contro la Grecia. «Siamo una squadra in crescita. Stiamo lottando tutti per la stessa meta», ha aggiunto l'attaccante argentino ai microfoni di Sky, sottolineando che contro la Grecia la Seleccion «non ha mai aspettato, ha mantenuto il controllo della palla e fatto il gioco», che è quello che «chiede Maradona», ha concluso.
Argentina, battuta anche la Grecia (2-0): punteggio pieno nel girone Tre su tre. Dopo Nigeria e Corea del Sud, anche la Grecia deve piegarsi all'Argentina di Maradona, che fa l'en-plein, anche se Messi continua a rimanere a secco. Il n. 10, stasera promosso capitano, è stato ancora una volta l'ispiratore dei suoi, anche se la sfortuna l'ha privato di ciò che avrebbe meritato: ovvero la soddisfazione di segnare, come fece il suo ct 16 anni fa, sempre contro i greci. Così i gol dell'Argentina sono stati realizzati da due suoi giocatori con la fama un pò di 'locos' (matti), quel Demichelis finora segnalatosi per qualche distrazione difensiva e quel Palermo che con Maradona ha giocato nel Boca e per il quale il tecnico ha un debole, forse anche per affinità caratteriali: anni fa tentò anche di farlo trasferire al Napoli. Messi invece si è dovuto accontentare di aver centrato il palo al 41' st (splendido il modo con cui si è liberato di due avversari, dopo l'assist di tacco di Di Maria) e di aver ispirato la rete di Palermo, che al 44' st ha segnato riprendendo la respinta del portiere greco su un'altra conclusione dello scatenato n. 10 dell'Argentina. Detto dei meriti della squadra che ha vinto, non si possono tacere le colpe di chi è uscito sconfitto. La Grecia, prigioniera del difensivismo impostole da Rehhagel (che comunque le ha fatto vincere un Europeo, sei anni fa), nel primo tempo non ha fatto un solo tiro in porta; mentre nella ripresa, dopo aver sprecato una grossa occasione con Samaras al 3' (lanciato da Katsouranis, si è involato ritrovandosi solo davanti a Romero, ma ha calciato fuori sul tentativo di contrasto di Burdisso), si è poi di nuovo tirata indietro, limitandosi a contenere, finchè sono arrivate le reti dell'Argentina; alle quali ha tentato di reagire, per modo di dire (tiri senza pretese di Ninis e ancora Samaras), soltanto nei minuti di recupero. Troppo poco per sperare in una qualificazione, che invece è stata appannaggio della Corea del Sud. La Grecia torna a casa e deve chiedersi se sia ancora il caso di giocare in un certo modo. Ma forse è una scelta obbligata per via della mancanza di talenti. È un problema, questo, che non ha certo l'Argentina, che anche con i rincalzi in campo (molto bene Pastore nei minuti in cui ha giocato) è capace di divertire la gente e continuare a vincere. Il primo gol è nato da un calcio d'angolo: colpo di testa di Demichelis respinto involontariamente da Milito (uno dei pochi argentini in ombra, si è fatto notare solo per un tuffo in area alla ricerca del rigore) e tap-in vincente del difensore del Bayern. Comodo il secondo gol: Palermo non ha dovuto far altro che appoggiare in rete il pallone respinto da Tzorvas sul tiro di Messi. Per l'Argentina il prossimo appuntamento è quello degli ottavi di finale, domenica prossima a Johannesburg contro il Messico: probabile che si assista ad un altro show in biancoceleste. E hai visto mai che Messi non inquadri finalmente la porta. Questo il tabellino completo della gara: Grecia (4-5-1): Tzorvas; Kyrigiakos, Vyntra, Papadopoulos, Torosidis (9' st Patsa); Tziolis, Sokratis, Moras, Karagounis (1' st Spyropoulos), Katsouranis (9' st Ninis); Samaras. (1 Chalkias, 2 Seitaridis, 9 Charisteas, 13 Sifakis, 14 Salpingidis, 17 Gekas, 20 Kapetanos, 22 Malezas, 23 Prittas). All.: Rehhagel. Argentina: (4-3-1-2): Romero; Burdisso, Demichelis, Otamendi, C. Rodriguez; Veron, Bolatti, Maxi Rodriguez (18' st Di Maria); Messi; Milito (35' st Palermo), Aguero (32' st Pastore). (1 Pozo, 6 Heinze, 9 Higuain, 11 Tevez, 12 Garce, 13 Samuel, 14 Mascherano, 21 Andujar). All.: Maradona. Arbitro: Irmatov (Uzb). Marcatori: nel st 32' Demichelis, 44' Palermo. Ammoniti: Katsouranis e Bolatti per gioco scorretto. Angoli: 10-1 per l'Argentina. Recupero: 1' e 2'. Spettatori: 40.000
Maradona: "Italia fuori? Per loro sarebbe scandaloso" Anche Diego Maradona, parlando oggi a Pretoria, ha voluto dire la sua sul predominio, almeno finora, delle sudamericane in questo Mondiale («per me non è una sorpresa»), e soprattutto sulla crisi delle grandi europee. Ha cominciato parlando dell'Italia, che deve battere la Slovacchia per non rischiare di tornare clamorosamente a casa, da campione del mondo in carica. «Se l'Italia non dovesse passare per loro sarebbe uno scandalo - dice il ct argentino - ma sono sicuro che le squadre più importanti andranno avanti, anche se sono meravigliato della situazione della Francia». Ancora sull'Italia: «Non dimentico che nel 1982 in Spagna passò il turno con tre pareggi, con Polonia, Camerun e Perù,e poi diventò campione del mondo». Secondo Maradona, tutte le big riusciranno a superare la prima fase del torneo. «Alla fine passeranno tutte - dice convinto- anche se qualcuna ce la farà meglio di un'altra. Però alla fine ce la faranno, e noi dovremo fare i conti con tutti. Oggi guardavo la tv spagnola: dicevano che la Spagna deve passare in un modo o nell'altro... Sono cose che capitano nel calcio». Per Maradona finora non si è mai vista una nazionale «così superiore alle altre». «Tutti stanno scaldando i motori - aggiunge - ma quando il gioco si farà davvero duro, vedremo chi vincerà». Sarà per caso l'Argentina? «Non siamo candidati alla vittoria, non siamo nemmeno i favoriti», è la risposta ricca di scaramanzia.
Maradona carica Messi: "Può fare quello che ho fatto io"&nb
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