Nato ad Atene nel 1913, è il maggiore esponente dell’architettura ellenica del Novecento: è dedicato ad Aris Konstantinidis il nuovo volume della collana “Architetti moderni” – nonché prima monografia a lui dedicata – pubblicata da Electa.
Un percorso attraverso biografia, opere, progetti e pensiero, che propone una interessante riflessione sulla cultura della seconda metà del secolo scorso. Il lavoro di Konstantinidis, infatti, mostra sorprendenti e inconsapevoli affinità con quello di architetti coevi attivi in altre zone d’Europa, da Fernando Tavora in Portogallo a Jorn Utzon nei paesi scandinavi, da Antoni Coderch in Spagna a Roland Rainer in Austria e Germania.
Dimenticato, o meglio volutamente trascurato dalla storia, per la sua visione del mondo, molto lontana da quella dominante, l’architetto ripudia la tradizione aulica, concentrandosi sulle forme anonime delle costruzioni urbane e rurali, all’insegna del motto “Quanto più è locale, tanto più è universale”.
Non solo architettura. Il volume illustra anche i lavori fotografici dell’artista.